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	<title>Il Blog di Marzio Marigo</title>
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	<description>Solo un altro blog Postilla - il blog dei professionisti per i professionisti</description>
	<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 14:15:15 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Artt. 36 e 37, D.Lgs. n. 81/08 - E’ prevenibile l&#8217;infortunio con la sola formazione?</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2010/02/19/e%e2%80%99-prevenibile-linfortunio-con-la-sola-formazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 13:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Igiene e sicurezza del lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[percezione del rischio]]></category>

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		<description><![CDATA[È recente la pubblicazione del rapporto di ricerca &#8220;Indagine sulla percezione del rischio da parte dei lavoratori nel settore manifatturiero del Friuli Venezia Giulia&#8220;, elaborato dall&#8217;Agenzia Regionale del Lavoro. Pur essendo un&#8217;analisi condotta nell&#8217;est del nord-est d&#8217;Italia, le considerazioni risultano interamente trasferibili nell&#8217;intero comparto produttivo italiano composto in grande parte da piccole e medie imprese. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È recente la pubblicazione del rapporto di ricerca &#8220;<a href="http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/GEN/AGENZIALAVORO/allegati/Sicurezza_FVG.pdf" target="_blank">Indagine sulla percezione del rischio da parte dei lavoratori nel settore manifatturiero del Friuli Venezia Giulia</a>&#8220;, elaborato dall&#8217;Agenzia Regionale del Lavoro. Pur essendo un&#8217;analisi condotta nell&#8217;est del nord-est d&#8217;Italia, le considerazioni risultano interamente trasferibili nell&#8217;intero comparto produttivo italiano composto in grande parte da piccole e medie imprese. Particolarmente interessanti risultano le seguenti conclusioni del rapporto di ricerca: </p>
<p>1) i lavoratori ritengono che la principale causa degli infortuni sia ascrivibile alla &#8220;stanchezza e disattenzione&#8221; (pag. 18);</p>
<p>2) all&#8217;opposto, la mancanza di &#8220;conoscenza e consapevolezza dei pericoli&#8221; viene ritenuta meno significativa come causa di infortunio (pag. 18);</p>
<p>3) le persone che hanno già subito un infortunio si ritengono mediamente meno sicure nel loro posto di lavoro (pag. 21);</p>
<p>4) i lavoratori extracomunitari sottostimano molto l&#8217;importanza dei fattori scatenanti l&#8217;infortunio (pag. 19);</p>
<p>5) nell&#8217;ambito delle azioni formative, vengono richieste, in particolar modo, esercitazioni pratiche e procedure di utilizzo in sicurezza dei macchinari (pag. 31).</p>
<p>Relativamente al punto 1) citato è individuata dai lavoratori quale causa della maggior parte degli infortuni un&#8217;anomalia nell&#8217;ambito delle &#8220;skill based behaviour&#8221; (Rasmussen, 1983) e negli errori di esecuzione, i cosiddetti &#8220;slips&#8221; (Reason, 1990). In altri termini, nella maggioranza dei nostri comportamenti si innescano degli automatismi inconsci che, nel momento in cui si modificano anche parzialmente le condizioni di regime, ci espongono a rischi di infortunio.</p>
<p>Inciampiamo in scale con gradini irregolari, a volte partiamo in auto con il freno a mano innestato, attraversiamo le strade in Gran Bretagna continuando a guardare prima a sinistra, e così via. Questi comportamenti automatici, che garantiscono le condizioni di sicurezza nel normale regime di esercizio, possono causare incidenti e infortuni nel momento in cui tale regime si modifica.</p>
<p>Una modifica delle condizioni al contorno può mettere in crisi una procedura di sicurezza testata sono nell&#8217;ambito della normale produzione. Non è un caso che una parte significativa di infortuni accadano ad inizio e fine ciclo e durante le operazioni di manutenzione. Avvengono cioè in condizioni di modifica del normale esercizio del ciclo di produzione.</p>
<p>Venendo poi al punto 2), e diversamente da quanto normalmente si ritiene, i lavoratori si giudicano bene consapevoli dei rischi presenti nel luogo di lavoro. Ma la percezione del rischio presente può essere sufficiente a scongiurare un incidente sul lavoro? Probabilmente no. A fronte di una corretta percezione dei rischi presenti sul lavoro dobbiamo tuttavia chiederci (Diaz, 2007):</p>
<p> a) il rischio viene riconosciuto quando esso si manifesta? Non è scontato sia sempre così.</p>
<p>b) il lavoratore sa evitarlo? Possiede cioè sufficienti conoscenze? Risulta, in questo senso, informato?</p>
<p>c) Il lavoratore può evitarlo? È messo nelle condizioni (tecniche ed organizzative) per poterlo fare?</p>
<p>d) Il lavoratore vuole evitarlo? Nella scala dei valori che ha interiorizzato, la sicurezza non è subordinata a nulla? Oppure la velocizzazione del processo, la presenza di sistemi di controllo e di riarmo lenti e farraginosi, gli eventuali premi di produzione lo mettono nelle condizioni di valutare costi e benefici di un lavoro a protezione sospese?</p>
<p>Quindi, al di là di quanto previsto dagli artt. 36 e 37, D.Lgs. n. 81/08, nel solo caso in cui si risponda affermativamente a tutte le precedenti domande si può ritenere di aver concluso positivamente un percorso di formazione alla sicurezza del lavoratore, reale ed effettivo. La persona viene cioè motivata all&#8217;adozione delle misure di prevenzione e protezione e viene stimolata al loro periodico aggiornamento.<br />
Socrate non diceva forse che i propri allievi erano più simili a fuochi da accendere che non vasi da riempire?</p>
<p>Probabilmente, quindi, l&#8217;azione diretta alla formazione alla sicurezza sul lavoro dovrebbe essere più &#8220;Socratica&#8221; e meno &#8220;Legalistica&#8221; (a differenza di quanto comunemente realizzato in azienda) . Il fine ultimo dell&#8217;azione di formazione dovrebbe dunque essere quello di fornire motivazioni al comportamento sicuro; motivazioni che, come illustra il punto 4), i lavoratori che hanno già subito un infortunio probabilmente già posseggono.</p>
<p>Una volta creata la motivazione alla sicurezza il resto (informazione, addestramento) sarà molto probabilmente, più semplice da realizzare.</p>
<p>Riferimenti:</p>
<p><em>Rasmussen, J. (1983). Skills, rules, knowledge; signals, signs, and symbols, and other distinctions in human performance models.IEEE Transactions on Systems, Man and Cybernetics, 13, 257-26</em></p>
<p><em> </em><em>Reason, J., Human Error, Cambridge University Press, 1990</em></p>
<p><em>Diaz, J. M. C., Tecnicas De Prevencion De Riesgos Laborales. Seguridad E Higiene del Trabajo - 9 Ed., Tebar Ed., 2007</em></p>
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		<item>
		<title>La valutazione dello stress lavoro-correlato (Art. 28, commi 1 e 1-bis, D.Lgs. n. 81/08)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 16:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Igiene e sicurezza del lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[stress lavoro-correlato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il problema della valutazione dello stress lavoro-correlato nel luogo di lavoro appare sempre più nella sua complessità mano a mano che si avvicina il termine del primo agosto 2010, data entro la quale sarà necessario valutare tale fattore di rischio in tutti i luoghi di lavoro (art. 28, c. 1 e 1-bis, D.Lgs. n. 81/08).

La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Il problema della valutazione dello stress lavoro-correlato nel luogo di lavoro appare sempre più nella sua complessità mano a mano che si avvicina il termine del primo agosto 2010, data entro la quale sarà necessario valutare tale fattore di rischio in tutti i luoghi di lavoro (art. 28, c. 1 e 1-bis, D.Lgs. n. 81/08).</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La principale criticità da affrontare è relativa al fatto che lo stress è da sempre studiato, nell’ambito della psicologia del lavoro, come un fenomeno di “prima persona” che coinvolge innanzitutto il vissuto e l’interiorità della persona. Secondo la definizione tratta dall’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004, lo stress è definibile come: “<em><span>uno stato, che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali che consegue dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti</span></em><span>”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questa particolare definizione mette in crisi buona parte degli strumenti e metodologie di analisi sviluppate e correntemente utilizzate per valutare il rischio. Tali metodi sono infatti basati sulla ricerca e la valutazione delle evidenze, che la linea guida UNI EN ISO 19011 definisce in questo modo: <em>“Evidenze dell’audit: Registrazioni, dichiarazioni di fatti o altre informazioni, che sono pertinenti ai criteri dell’audit e verificabili”.</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><em></em></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tutto ciò che si rileva durante la fase di analisi e valutazione deve quindi possedere la caratteristica ineludibile della verificabilità, dell’analisi, cioè, della “terza persona”. </span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La valutazione dello stress lavoro-correlato dovrà quindi procedere non già all’individuazione diretta delle evidenze (a meno di non voler sottoporre i lavoratori ad analisi cliniche che individuino i livelli di specifici di cortisolo nel sangue), ma ad una valutazione indiretta attraverso l’utilizzo di alcuni indicatori suggeriti sia dall’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004 sia dagli indirizzi generali della Regione Lombardia del 10 dicembre 2009, come, per esempio:</p>
<ul>
<li>alto tasso di assenteismo;</li>
<li>elevata rotazione del personale;</li>
<li>conflitti interpersonali;</li>
<li>lamentele frequenti da parte dei lavoratori.</li>
</ul>
<p class="ELENCOPUNTATO">
<p class="ELENCOPUNTATO" style="margin-left: 0pt">Purtroppo però questi indicatori risultano di scarsa specificità non risultando infatti nota l’<em>affidabilità</em> nella correlazione tra tali parametri ed il reale livello di stress dei lavoratori. Affidabilità che appare, tuttavia, di fondamentale importanza. Una metodologia che sovra/sottostimi il fenomeno non risulterebbe particolarmente utile, soprattutto in relazione all’adozione delle misure di prevenzione e protezione.</p>
<p class="ELENCOPUNTATO" style="margin-left: 0pt">
<p class="ELENCOPUNTATO" style="margin-left: 0pt">L’auspicio è quindi che nell’ambito della commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro (art. 6, comma 8, lettera m-quater, D.Lgs. n. 81/08) si operi con modalità tali da creare e quantificare, su base scientifica e statistica, la correlazione tra i parametri indiretti citati e i parametri diretti indicativi della presenza di elevati livelli di stress (cortisolo, adrenalina, ecc.).</p>
<p class="ELENCOPUNTATO" style="margin-left: 0pt">Tale operazione sarebbe opportuno fosse condotta anche con la consulenza degli psicologi del lavoro, stranamente dimenticati sia dall’Accordo europeo sia dagli indirizzi generali della Regione Lombardia.</p>
<p class="ELENCOPUNTATO" style="margin-left: 0pt">Diversamente saremo destinati a valutare questo importantissimo aspetto solo attraverso metodologie imprecise, soggettive e contestabili che presterebbero il fianco a facili strumentalizzazioni.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>CCPS, BLEVE e anniversario di Bhopal</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2009/12/21/ccps-bleve-e-anniversario-di-bhopal/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 07:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>

		<category><![CDATA[Bhopal]]></category>

		<category><![CDATA[BLEVE]]></category>

		<category><![CDATA[Case History]]></category>

		<category><![CDATA[Incidente di Viareggio]]></category>

		<category><![CDATA[Runaway Reaction]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto due nuovi link al CCPS in collaborazione con il Process Safety Beacon (PSB). Nel primo si descrive il fenomeno del BLEVE (Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion), il più terribile tra gli incidenti industriali. Lo studio del CCPS si serve (per illustrare il fenomeno) dell&#8217;incidente di Mexico City che causò la morte di almeno 600 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto due nuovi link al CCPS in collaborazione con il Process Safety Beacon (PSB). Nel primo si descrive il fenomeno del BLEVE (Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion), il più terribile tra gli incidenti industriali. Lo studio del CCPS si serve (per illustrare il fenomeno) dell&#8217;incidente di Mexico City che causò la morte di almeno 600 persone.</p>
<p><a href="http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/200911BeaconItalian.pdf">http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/200911BeaconItalian.pdf</a></p>
<p>Solo per cause fortunate tale evento non ebbe luogo in occasione dell&#8217;incidente alla stazione di Viareggio il 29 giugno 2009. In quella circostanza il fenomeno, che causò l&#8217;uccisione di 31 persone oltre a svariati feriti di cui 5 ancora ricoverati in condizioni molto serie, fu determinato da un Fireball innescato a seguito del rilascio di GPL dal serbatio incidentato e lesionato.</p>
<p>Molto interessante ed approfondito, a questo proposito,  il servizio di Report sull’accaduto, trasmesso da Rai Tre il 01/11/2009 (a cura di Giovanna Boursier):<a rel="nofollow" href="http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1086951,00.html"></a></p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1086951,00.html">http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1086951,00.html</a></p>
<p>Il secondo Fact Sheet proposto dal CCPS è pubblicato in occasione del venticiquennale della tragedia di Bhopal, in India. In questo disastro ambientale, causato dalla fuga di Metilisocianato, persero la vita 4.000 persone e più di 100.000 rimasero ferite (50.000 con lesioni permanenti). L&#8217;incidente fu generato da una reazione esotermica incontrollata (Runaway reaction) avvenuta a seguito del contratto del Metilisocianato con l&#8217;acqua.</p>
<p><a href="http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/200912BeaconItalian.pdf">http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/200912BeaconItalian.pdf</a></p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fmarziomarigo.postilla.it%2F2009%2F12%2F21%2Fccps-bleve-e-anniversario-di-bhopal%2F&amp;linkname=CCPS%2C%20BLEVE%20e%20anniversario%20di%20Bhopal"><img src="http://marziomarigo.postilla.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Rischio atmosfere esplosive: classificazione, valutazione, prevenzione e protezione</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2009/11/16/rischio-atmosfere-esplosive-classificazione-valutazione-prevenzione-e-protezione/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 15:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Infortunistica]]></category>

		<category><![CDATA[atmosfere esplosive]]></category>

		<category><![CDATA[prevenzione e protezione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi permetto di sottoporre e presentare ai lettori di postilla il manuale: Rischio atmosfere esplosive: classificazione, valutazione, prevenzione e protezione.
Il testo tratta di prevenzione e protezione contro il rischio di esplosione nei luoghi di lavoro e racchiude più di dieci anni di esperienza di progettista e di valutatore in aziende convenzionali ed a rischio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di sottoporre e presentare ai lettori di postilla il manuale: <em><a href="http://shop.wki.it/ipsoa_indicitalia/libri/rischio_atmosfere_esplosive_classificazione_valutazione_prevenzione_e_protezione_s21320.aspx" target="_blank">Rischio atmosfere esplosive: classificazione, valutazione, prevenzione e protezione</a>.</em></p>
<p>Il testo tratta di prevenzione e protezione contro il rischio di esplosione nei luoghi di lavoro e racchiude più di dieci anni di esperienza di progettista e di valutatore in aziende convenzionali ed a rischio di incidente rilevante. Esso si propone lo scopo di fornire gli strumenti scientifici, tecnici e normativi che permettano un inquadramento complessivo della problematica legata alla presenza di atmosfere esplosive nei luoghi di lavoro alla luce sia del nuovo D.Lgs. n. 106/09 che modifica il Titolo XI del D.Lgs. n. 81/08, sia del DPR n. 126/98 e delle relative linee guida applicative emesse dalla Commissione delle Comunità Europee.</p>
<p>Il volume, di circa 600 pagine, ha avuto una lunga gestazione (12 mesi) e si occupa ad ampio spettro delle problematiche ATEX fornendo utili strumenti operativi sia per il costruttore di apparecchi ATEX, sia per il datore di lavoro che si ritrovi a gestire questa particolare problematica.</p>
<p>Le indicazioni in esso contenute derivano direttamente dalla legislazione cogente, integrate con i riferimenti tecnici forniti da norme, linee guida e letteratura scientifica riconosciuta in ambito nazionale ed internazionale.</p>
<p>Completa il lavoro la traduzione integrale in italiano della linea guida applicativa della direttiva 94/9/CE elaborata, in inglese, dalla Commissione delle Comunità Europee.</p>
<p>Mi auguro possa essere un utile ausilio per tutte le figure che, a qualsiasi titolo, si occupano di questa particolare problematica di prevenzione.</p>
<p>Pur essendo un lavoro a mia firma, sono molte le persone a cui sono debitore; in fondo non ho fatto altro che sintetizzare e rendere organiche le innumerevoli discussioni avute con le tante professionalità incontrate nel corso della mia attività. A loro vada il mio più sincero ringraziamento.</p>
<p>Risultano in ogni caso bene graditi suggerimenti e/o consigli utili a migliorare l&#8217;opera.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fmarziomarigo.postilla.it%2F2009%2F11%2F16%2Frischio-atmosfere-esplosive-classificazione-valutazione-prevenzione-e-protezione%2F&amp;linkname=Rischio%20atmosfere%20esplosive%3A%20classificazione%2C%20valutazione%2C%20prevenzione%20e%20protezione"><img src="http://marziomarigo.postilla.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Incidenti, infortuni e casualità</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2009/10/29/incidenti-infortuni-e-casualita/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Impianti e attrezzature]]></category>

		<category><![CDATA[comportamento imprudente]]></category>

		<category><![CDATA[Incidente]]></category>

		<category><![CDATA[saldature]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;autista di una cisterna di propano, una volta rifornito il serbatoio e prima di dar corso alle consegne programmate per la giornata, guida l&#8217;automezzo fino a casa per pranzare. Parcheggia la cisterna al sole e la lascia a motore acceso (per mantenere fresco l&#8217;abitacolo).
Arrivato al caffè, la cisterna esplode, uccide una persona e causa danni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;autista di una cisterna di propano, una volta rifornito il serbatoio e prima di dar corso alle consegne programmate per la giornata, guida l&#8217;automezzo fino a casa per pranzare. Parcheggia la cisterna al sole e la lascia a motore acceso (per mantenere fresco l&#8217;abitacolo).</p>
<p>Arrivato al caffè, la cisterna esplode, uccide una persona e causa danni importanti alle strutture edilizie circostanti.</p>
<p>L&#8217;indagine conseguente all&#8217;incidente evidenzia il cedimento della saldatura longitudinale a completa penetrazione del serbatoio, causata dalla presenza di una fessurazione profonda 10 mm. Una tale forma di lesione, generata dal fenomeno chiamato &#8220;fatica nei materiali&#8221;, non è istantanea e si evolve ed ingrandisce nel medio/lungo periodo.</p>
<p>Attenzione però. Il danno alla saldatura non è che l&#8217;ultimo evento in una catena di anomalie tecniche ed organizzative.</p>
<p>L&#8217;inchiesta conseguente dimostrò, infatti, che una saldatura così danneggiata avrebbe ceduto con sovrappressioni superiori a 38 bar. La cisterna, tuttavia, era dotata di una valvola di sicurezza che limitava la sovrappressione interna a 15 bar (2,5 inferiore alla pressione massima che ha portato a rottura).</p>
<p>L&#8217;approfondimento di indagine proseguì ed evidenziò tracce di ossidi e corrosione in corrispondenza di tale dispositivo. Quindi, pur in presenza di una causa ultima dell&#8217;incidente identificata (cedimento della saldatura), si verificò la concomitanza di un&#8217;ulteriore anomalia tecnica: il mal funzionamento della valvola di sicurezza, che determinò una sovrappressione incompatibile con la resistenza del contenimento.</p>
<p>L&#8217;indagine infine, stabilì che la sovrappressione di 38 bar fu causata dall&#8217;esposizione all&#8217;irraggiamento solare e ai gas di scarico del motore acceso.</p>
<p> Quindi, riepilogando, le cause dell&#8217;incidente plurime e contemporanee sono le seguenti:</p>
<p>1) La saldatura non era correttamente eseguita e presentava in origine delle cricche di esecuzione</p>
<p>2) Il collaudo e controllo della saldatura successivi alla fabbricazione non ha evidenziato tali microfessurazioni</p>
<p>3) Nemmeno i controlli periodici della saldatura hanno evidenziato la propagazione della lesione</p>
<p>4) La valvola di sicurezza risultava scarsamente mantenuta ed inefficiente</p>
<p> Con queste premesse il cedimento non poteva che essere &#8220;tecnicamente atteso&#8221;.</p>
<p>Risulta pertanto di tutta evidenza che la causa di questo incidente non è unica ma è una somma di anomalie che, in serie l&#8217;una all&#8217;altra, hanno contribuito a &#8220;limare&#8221; i margini fino a rendere instabile  una situazione originariamente prevista ampiamente in sicurezza.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">E questo è di norma ciò che accade nella maggioranza degli incidenti ed infortuni sul lavoro.</span><br />
La semplice situazione di rischio non è quasi mai sufficiente a spiegare un incidente. A questa si devono sommare ulteriori anomalie tecniche e comportamentali (del singolo e/o dell&#8217;organizzazione). </p>
<p>Nel caso presentato si sono inanellate tutta una serie di anomalie legali che brevemente riepilogo:</p>
<p>1) Mancata (o scorretta?) realizzazione delle operazioni di manutenzione che, probabilmente avrebbero permesso di mantenere in efficienza la valvola di sicurezza (Art. 71, comma 4, lett. a, D.Lgs. n. 81/08)?</p>
<p>2) Mancata (o scorretta?) effettuazione di controlli periodici sulle saldature, sulle valvole di sicurezza e sull&#8217;integrità delle membrature che avrebbero di sicuro evidenziato la propagazione della fessurazione nella saldatura (Art. 71, comma 8, lett. b, D.Lgs. n. 81/08)?</p>
<p>3) Mancata (o scorretta?) realizzazione delle verifiche periodiche sul recipiente a pressione (Art. 71, comma 11, D.Lgs. n. 81/08)?</p>
<p>4) Mancata (o scorretta?) erogazione di un&#8217;adeguata informazione e formazione al lavoratore, che spiegasse quali fossero le possibili cause di un aumento di pressione all&#8217;interno del contenimento (Art. 73, D.Lgs. n. 81/08)? </p>
<p>Più in generale, passare sotto ad un carico sospeso ad un gru, guidare l&#8217;automobile, salire e scendere le scale di casa, sono tutte situazioni che presuppongono l&#8217;esposizioni a situazioni di rischio. Tuttavia, perché abbia luogo un incidente (ed l&#8217;eventuale infortunio), è necessario la concomitanza d&#8217;altro: un comportamento imprudente per esempio, oppure un&#8217;ulteriore anomalia tecnica.</p>
<p>Se il gruista non è adeguatamente addestrato, se si guida l&#8217;automobile inviando sms al cellulare, se le scale possiedono un&#8217;alzata dei gradini irregolare ecco che lo scenario di incidente risulta diventa concreto. L&#8217;improbabile diviene probabile. L&#8217;incredibile diventa credibile. </p>
<p><span style="text-decoration: underline">L&#8217;incidente e l&#8217;eventuale infortunio non avvengono quasi mai casualmente.</span> Sono solo la logica conseguenza di una o più anomalie tecniche e procedurali accumulate dall&#8217;organizzazione (in corrispondenza di situazioni di rischio) nel corso dei mesi o degli anni. </p>
<p>Magari torneremo sull&#8217;argomento. </p>
<p>P.S.: Il caso descritto è tratto da: Ashby, Shercliff, Cebon, <em>Materiali. Dalla scienza alla progettazione ingegneristica</em>, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 2009.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il comportamento umano durante un&#8217;emergenza</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2009/10/12/il-comportamento-umano-durante-unemergenza/</link>
		<comments>http://marziomarigo.postilla.it/2009/10/12/il-comportamento-umano-durante-unemergenza/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 08:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Igiene e sicurezza del lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Gestione dell’emergenza]]></category>

		<category><![CDATA[Piani di emergenza]]></category>

		<category><![CDATA[Psicologia dell’emergenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho appena terminato la lettura del saggio di Amanda Ripley &#8220;Vivi per miracolo&#8221; (Titolo originale: &#8220;The Unthinkable&#8220;) un testo che discute del comportamento umano in caso di emergenza. Best Seller negli Stati Uniti da molto tempo (quattro stelle e ½ su Amazon e Barnes &#38; Noble) è stato finalmente tradotto anche in Italia.
Il testo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena terminato la lettura del saggio di Amanda Ripley &#8220;Vivi per miracolo&#8221; (Titolo originale: &#8220;<em>The Unthinkable</em>&#8220;) un testo che discute del comportamento umano in caso di emergenza. Best Seller negli Stati Uniti da molto tempo (quattro stelle e ½ su Amazon e Barnes &amp; Noble) è stato finalmente tradotto anche in Italia.</p>
<p>Il testo si propone di illustrare quali siano le dinamiche che la mente ed il corpo mettono in atto nei casi di coinvolgimento in situazioni di estremo rischio ed emergenza.</p>
<p>L&#8217;approccio risulta tuttavia non convenzionale rispetto ai classici manuali statunitensi sull&#8217;argomento. La Ripley infatti descrive le possibili fasi del comportamento in emergenza partendo sempre dal racconto dell&#8217;esperienza di vari sopravvissuti a recenti disastri (crollo delle Twin Towers, uragano Katrina a New Orleans, attacco all&#8217;ambasciata dominicana a Bogotà, reduci delle forze speciali USA affetti da sindrome di stress post-traumatico, incendio al Beverly Hills Supper Club, affondamento del traghetto MV Estonia nel Mar Baltico e molto altro). </p>
<p>Attraverso questo approccio molto coinvolgente, l&#8217;autrice illustra l&#8217;intera sequenza degli stati mentali che attraversa una persona coinvolta in un disastro:</p>
<p>1) La fase iniziale di rifiuto<br />
2) La deliberazione all&#8217;azione passando dalla paura (o l&#8217;esatto opposto, il panico)<br />
3) L&#8217;azione finale risolutiva che permette di salvare la vita </p>
<p>Il saggio, scritto con un linguaggio divulgativo, risulta molto fruibile anche da chi si occupa professionalmente di gestione delle emergenze, perché fornisce un&#8217;angolazione, nella lettura dei fenomeni, in &#8220;prima persona&#8221; attraverso i racconti dei sopravvissuti. Ma soprattutto, l&#8217;elemento interessante è dato dal fatto che alla narrazione dell&#8217;evento segua sempre un approfondimento scientifico con interviste a esperti di analisi e gestione del rischio, medici e psicologi.</p>
<p>Non sempre, infatti, l&#8217;elaborazione della strategia di gestione dell&#8217;emergenza, a fronte di un dato scenario incidentale, comprende un&#8217;inferenza di dettaglio sulla psicologia delle persone presenti. Tali aspetti vengono invece sempre valutati posteriormente, soprattutto in occasione dei fallimenti, parziali o totali, del piano stesso. </p>
<p><em>(&#8230;) Sebbene nessuno lo sapesse, i passeggeri dell&#8217;Estonia avevano solo dieci minuti prima che il fianco di dritta dell&#8217;imbarcazione venisse sommerso (&#8230;) Harstedt cominciò ad elaborare una strategia (&#8230;) Ho cominciato a dire: &#8220;Ok, c&#8217;è l&#8217;opzione uno e la due. Decidi. Agisci&#8221;. (&#8230;) Mentre attraversava la fase di deliberazione, notò qualcosa di strano negli altri passeggeri: non stavano facendo quello che faceva lui. &#8220;Sembrava che alcuni non avessero capito quello che accadeva. Se ne stavano seduti là, totalmente apatici&#8221;. E non erano una o due persone, ma interi gruppi. Erano coscienti, ma non reagivano. (&#8230;)</em> </p>
<p><em>(&#8230;) Il rumore è un&#8217;altra cosa che la maggior parte delle persone non si aspetta in un incendio (&#8230;)</em> </p>
<p><em>(&#8230;) Si disse che si trattò di un miracolo, ma fu anche grazie a un buon addestramento. Sul volo Air France, l&#8217;equipaggio impartì ordini chiari e ad alta voce fin dal momento dell&#8217;incidente (&#8230;)</em> </p>
<p>W-mente consigliato. </p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004669" target="_blank">Amanda Ripley, <em>Vivi per miracolo,</em> Sperling &amp; Kupfer Ed., 2009</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-207" src="http://marziomarigo.postilla.it/files/2009/10/post-12_10.jpg" alt="post 12 10 Il comportamento umano durante unemergenza" width="114" height="150" title="Il comportamento umano durante unemergenza" /></p>
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		<item>
		<title>Innesco di liquidi infiammabili</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2009/10/06/innesco-di-liquidi-infiammabili/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Impianti e attrezzature]]></category>

		<category><![CDATA[esplosione]]></category>

		<category><![CDATA[innesco di vapori infiammabili]]></category>

		<category><![CDATA[Pool Fire]]></category>

		<category><![CDATA[studio di casi]]></category>

		<category><![CDATA[VCE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://marziomarigo.postilla.it/?p=196</guid>
		<description><![CDATA[Riporto un nuovo link al Center for Chemical Process Safety (CCPS) in collaborazione con il Process Safety Beacon (PSB). In esso si descrive quali siano gli effetti dell&#8217;innesco dei vapori emessi da una pozza accidentale di infiammabili (VCE e successivo Pool Fire).
Anche in questo caso, lo studio di un incidente reale risulta molto istruttivo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto un <a href="http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/200910BeaconItalian.pdf" target="_blank">nuovo link al Center for Chemical Process Safety (CCPS)</a> in collaborazione con il Process Safety Beacon (PSB). In esso si descrive quali siano gli effetti dell&#8217;innesco dei vapori emessi da una pozza accidentale di infiammabili (VCE e successivo Pool Fire).<br />
Anche in questo caso, lo studio di un incidente reale risulta molto istruttivo.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fmarziomarigo.postilla.it%2F2009%2F10%2F06%2Finnesco-di-liquidi-infiammabili%2F&amp;linkname=Innesco%20di%20liquidi%20infiammabili"><img src="http://marziomarigo.postilla.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Analisi e/o valutazione dei rischi secondo il TUs?</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2009/10/01/analisi-eo-valutazione-dei-rischi-secondo-il-tus/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 08:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Igiene e sicurezza del lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Fault Tree Analysis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://marziomarigo.postilla.it/?p=176</guid>
		<description><![CDATA[La lettura del D.Lgs. n. 81/08 (così come modificato dal D.Lgs. n. 106/09) evidenzia che l&#8217;intero impalcato della sicurezza azienda è posato su un plinto di fondazione chiamato &#8220;valutazione dei rischi&#8221;.
Inoltre, una breve ricerca nel TUs fa emergere che l&#8217;azione definita &#8220;analisi e valutazione dei rischi&#8221; non è presente E&#8217; rilevabile solo la più semplice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lettura del D.Lgs. n. 81/08 (così come modificato dal D.Lgs. n. 106/09) evidenzia che l&#8217;intero impalcato della sicurezza azienda è posato su un plinto di fondazione chiamato &#8220;valutazione dei rischi&#8221;.</p>
<p>Inoltre, una breve ricerca nel TUs fa emergere che l&#8217;azione definita &#8220;analisi e valutazione dei rischi&#8221; non è presente E&#8217; rilevabile solo la più semplice &#8220;valutazione dei rischi&#8221;.</p>
<p>E&#8217; solo una questione terminologica oppure l&#8217;assenza del sostantivo &#8220;analisi&#8221; determina ricadute importanti?</p>
<p>Prima di esprimere un giudizio di merito è meglio approfondire il significato del termine analisi. E per riuscire nell&#8217;impresa dovrò salire per un attimo sulle spalle dei Giganti. </p>
<p>Il Devoto-Oli indica con il sostantivo &#8220;analisi&#8221;:</p>
<ul>
<li>un metodo conoscitivo che procede dall&#8217;individuazione e dallo studio dei particolari</li>
<li>la scomposizione di un tutto organico nelle sue parti.</li>
</ul>
<p>Quindi analizzare significa scomporre lo scenario analizzato in molti sottoinsiemi più facilmente trattabili e valutabili, giusto? </p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-191" src="http://marziomarigo.postilla.it/files/2009/10/ritratto2.jpg" alt="ritratto2 Analisi e/o valutazione dei rischi secondo il TUs?" width="289" height="345" title="Analisi e/o valutazione dei rischi secondo il TUs?" /> </p>
<p>Una bella esemplificazione di cosa significhi analisi ci è inoltre data da Primo Levi che, rispondendo a Faussone nel bellissimo &#8220;La chiave a stella&#8221;, dice: <em>&#8220;Il mio mestiere vero, quello che ho studiato a scuola e che mi ha dato da vivere fino ad oggi, è il mestiere del chimico. (&#8230;) noi montiamo e smontiamo delle costruzioni molto piccole. (&#8230;) Quelli che smontano, cioè i chimici analisti, devono essere capaci di smontare una struttura pezzo per pezzo senza danneggiarla, o almeno senza danneggiarla troppo (&#8230;)&#8221;.</em> </p>
<p>È possibile andare anche molto più indietro nel tempo. Leggiamo insieme<em>:&#8221;Non prendere mai niente per vero (&#8230;) ovvero, evitare accuratamente la fretta e il pregiudizio, (&#8230;) così chiaramente e distintamente da escludere ogni possibilità di dubbio. Dividere ognuna delle difficoltà sotto esame nel maggior numero di parti possibile, e per quanto fosse necessario per un&#8217;adeguata soluzione. (&#8230;) cominciando con oggetti semplici e facili da conoscere (&#8230;) salire poco alla volta, e come per gradini, alla conoscenza di oggetti più complessi; assegnando nel pensiero un certo ordine anche a quegli oggetti che nella loro natura non stanno in una relazione di antecedenza e conseguenza. E per ultimo (&#8230;)  fare in ogni caso delle enumerazioni così complete, e delle sintesi così generali, da poter essere sicuro di non aver tralasciato nulla.&#8221;</em><em> </em></p>
<p>Il discorso sul metodo di Cartesio, non rappresenta forse il miglior esempio di metodologia di analisi mai elaborato? Era il 1637.<br />
Non appare forse la sintesi di Cartesio molto simile a metodiche moderne di analisi del rischio quali la FMEA (<em>Failure modes and effects analysis</em>) e la FTA (<em>Fault Tree Analysis</em>)?</p>
<p> <img class="alignleft size-full wp-image-192" src="http://marziomarigo.postilla.it/files/2009/10/frontespizio3.jpg" alt="frontespizio3 Analisi e/o valutazione dei rischi secondo il TUs?" width="290" height="400" title="Analisi e/o valutazione dei rischi secondo il TUs?" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>In conclusione, e vengo alla domanda che mi ero posto all&#8217;inizio, il termine &#8220;valutazione dei rischi&#8221; presente all&#8217;interno del D.Lgs. n. 81/08 non può che essere una sintesi mal riuscita della più completa ed articolata &#8220;analisi e valutazione dei rischi&#8221; che noi tutti bene conosciamo.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fmarziomarigo.postilla.it%2F2009%2F10%2F01%2Fanalisi-eo-valutazione-dei-rischi-secondo-il-tus%2F&amp;linkname=Analisi%20e%2Fo%20valutazione%20dei%20rischi%20secondo%20il%20TUs%3F"><img src="http://marziomarigo.postilla.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La valutazione del rischio chimico (Titolo IX, Capo I, D.Lgs. n. 81/08)</title>
		<link>http://marziomarigo.postilla.it/2009/09/18/la-valutazione-del-rischio-chimico/</link>
		<comments>http://marziomarigo.postilla.it/2009/09/18/la-valutazione-del-rischio-chimico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 09:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Infortunistica]]></category>

		<category><![CDATA[rischio chimico]]></category>

		<category><![CDATA[valutazione dei rischi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il D.Lgs. n. 81/08, prevede, all&#8217;art. 224, comma 2, che:
&#8220;Se i risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in relazione al tipo e alle quantità di un agente chimico pericoloso e alle modalità e frequenza di esposizione a tale agente presente sul luogo di lavoro, vi è sono un rischio basso per la sicurezza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il D.Lgs. n. 81/08, prevede, all&#8217;art. 224, comma 2, che:<br />
<em>&#8220;Se i risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in relazione al tipo e alle quantità di un agente chimico pericoloso e alle modalità e frequenza di esposizione a tale agente presente sul luogo di lavoro, vi è sono un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori e che le misure di cui al comma 1 sono sufficienti a ridurre il rischio, non si applicano le disposizioni degli art. 225, 226, 229, 230&#8243;.</em></p>
<p>Alla luce di quanto prescritto da tale articolo, non si applicheranno: </p>
<ul>
<li>Le misure specifiche di protezione e prevenzione</li>
<li>Le disposizioni in caso di incidenti o emergenze</li>
<li>La sorveglianza sanitaria</li>
<li>La realizzazione di cartelle sanitarie di rischio da parte del Medico Competente </li>
</ul>
<p><strong>nel solo caso che tutte e tre le condizioni specificate siano verificate</strong> (rischio <em>basso per la sicurezza</em> AND <em>rischio irrilevante per la salute </em>AND <em>sufficienza delle condizioni di cui al comma 1 per ridurre il rischio</em>). </p>
<p>Le verifiche da realizzare nell&#8217;ambito della valutazione dei rischi non saranno, pertanto, solo finalizzate a determinare il livello di rischio per la salute (irrilevante) e per la sicurezza (basso). Sarà infatti necessario che (art. 224, comma1, D.Lgs. 81/08): </p>
<ul>
<li>la progettazione e organizzazione dei sistemi di lavorazione sul luogo di lavoro</li>
<li>la fornitura di attrezzature idonee per il lavoro specifico e relative procedure di manutenzione adeguate</li>
<li>la riduzione al minimo del numero di lavoratori che sono o potrebbero essere esposti la riduzione al minimo della durata e dell&#8217;intensità dell&#8217;esposizione</li>
<li>le misure igieniche adeguate</li>
<li>la riduzione al minimo della quantità di agenti presenti sul luogo di lavoro </li>
</ul>
<p><strong>siano sufficienti a ridurre il rischio.</strong> </p>
<p>Una violazione di una solo delle prescrizioni citate, può determinare pertanto, l&#8217;applicazione integrale del Titolo IX, Capo I. </p>
<p>Il problema che ci troviamo quindi a risolvere non sarà solo quello di definire che cosa significa <strong><em>basso per la sicurezza</em></strong> e <strong><em>irrilevante per la salute</em></strong>. Sarà necessario infatti definire con accuratezza anche che cosa si intenda con i termini <strong><em>adeguato</em></strong> e <strong><em>riduzione al minimo</em></strong> del rischio chimico. </p>
<p>Quali strumenti utilizzare, quindi, per la realizzazione della valutazione dei rischi prevista dall&#8217;art. 223, D.Lgs. n. 81/08? </p>
<p>A mio parere, la valutazione del rischio connesso alla salute potrebbe continuare al essere effettuata (con piccoli aggiustamenti) con gli strumenti già a disposizione per l&#8217;applicazione del D.Lgs. n. 25/02 (per esempio, Movarisch che è attualmente in fase di validazione), valutando sempre l&#8217;opportunità di un approfondimento dosimetrico. La valutazione del rischio per la sicurezza potrebbe invece essere mutuata da quanto riportato nell&#8217;interessantissimo allegato 2B al documento della comunità europea di applicazione della direttiva 98/24/CE. </p>
<p>Rimangono da definire i termini <strong><em>adeguato</em></strong> e <strong><em>riduzione al minimo</em></strong>. Probabilmente un&#8217;applicazione delle BAT (Best Available Technology) <strong><em>adeguerebbe</em></strong> e <strong><em>ridurrebbe al minimo</em></strong> il rischio chimico, secondo quanto richiesto dal D.Lgs. n. 81/08.</p>
<p>Tuttavia, soprattutto nelle realtà medio piccole, tale approccio risulterebbe carico di implicazioni in termini di fattibilità economica.</p>
<p>Maggiormente applicabile risulta essere, sia nelle piccole che nelle medie realtà, la filosofia EVABAT (Economically Viable Application of Best Available Technology). </p>
<p>La domanda a questo punto è: quest&#8217;ultimo approccio può essere compatibile con il messaggio di fondo lanciato dal D.Lgs. n. 81/08?</p>
<p>Lascio la risposta a chi legge, ricordando comunque che qualsiasi integrazione e/o correzione a quanto da me indicato è comunque benvenuta! </p>
<p><strong>Link Utili</strong></p>
<p> <a href="http://www.safetynet.it/attach/content/1901/guida%20pratica%20CEE%20agenti%20chimici.pdf" target="_blank">Linee Guida UE sulla valutazione del rischio chimico</a></p>
<p><a href="http://www.ausl.mo.it/dsp/spsal/movarisch.htm" target="_blank">MOVARISCH</a> (Modello di Valutazione del Rischio Chimico)</p>
<p><a href="http://intranet.safetynet.it/webeditor/3/1/intranet/r_s/Val.%20R.%20Tossicologico.pdf" target="_blank">Valutazione del rischio tossicologico da uso di agenti chimici pericolosi - Safetynet.it</a> </p>
<p><a href="http://www.cdc.gov/niosh/ipcs/italian.html" target="_blank">International Chemical Safety Cards</a></p>
<p><a href="http://www.hvbg.de/e/bia/gestis/limit_values/index.html" target="_blank">GESTIS International limit values for chemical agents</a></p>
<p><a href="http://www.suva.ch/it/home/suvapro/asa_neu/risikoklassen-suche/risikoklassen-resultat/32a-risikoklasse?branche=chemie" target="_blank">Pubblicazioni Suva - Fabbricazione di prodotti chimici di base o puri, prodotti farmaceutici e cosmetici</a></p>
<p><a href="http://www.suva.ch/it/home/suvapro/asa_neu/risikoklassen-suche/risikoklassen-resultat/32f-risikoklasse?branche=chemie" target="_blank">Pubblicazioni Suva - Fabbricazione di prodotti chimico-tecnici</a></p>
<p><a href="http://www.inrs.fr/inrs-pub/inrs01.nsf/IntranetObject-accesParReference/Dossier%20Sites%20Chimiques/$File/Visu.html" target="_blank">INRS - Risque chimique : sources d&#8217;information sur le Web</a></p>
<p><a href="http://www.hse.gov.uk/chemicals/index.htm" target="_blank">HSE - Chemicals at work</a></p>
<p><a href="http://www.cdc.gov/niosh/topics/chemical-safety/" target="_blank">NIOSH - Chemical Safety</a></p>
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		<title>Il rischio nel travaso degli infiammabili secondo il CCPS</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 10:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzio Marigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Infortunistica]]></category>

		<category><![CDATA[caricamento serbatoi infiammabili]]></category>

		<category><![CDATA[Center for Chemical Process Safety]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo post inizia la pubblicazione mensile del datasheet elaborato periodicamente dal Center for Chemical Process Safety (CCPS) in collaborazione con il Process Safety Beacon (PSB).
Questo mese l&#8217;obiettivo è puntato sulle scorrette operazioni di caricamento di serbatoi di infiammabili.
http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/BeaconItalian(1).pdf
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con questo post inizia la pubblicazione mensile del datasheet elaborato periodicamente dal Center for Chemical Process Safety (CCPS) in collaborazione con il Process Safety Beacon (PSB).</p>
<p>Questo mese l&#8217;obiettivo è puntato sulle scorrette operazioni di caricamento di serbatoi di infiammabili.</p>
<p><a href="http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/BeaconItalian(1).pdf" target="_blank">http://www.aiche.org/uploadedFiles/CCPS/Publications/Beacon/BeaconItalian(1).pdf</a></p>
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