12 Ottobre 2009
Il comportamento umano durante un’emergenza
Ho appena terminato la lettura del saggio di Amanda Ripley “Vivi per miracolo” (Titolo originale: “The Unthinkable“) un testo che discute del comportamento umano in caso di emergenza. Best Seller negli Stati Uniti da molto tempo (quattro stelle e ½ su Amazon e Barnes & Noble) è stato finalmente tradotto anche in Italia.
Il testo si propone di illustrare quali siano le dinamiche che la mente ed il corpo mettono in atto nei casi di coinvolgimento in situazioni di estremo rischio ed emergenza.
L’approccio risulta tuttavia non convenzionale rispetto ai classici manuali statunitensi sull’argomento. La Ripley infatti descrive le possibili fasi del comportamento in emergenza partendo sempre dal racconto dell’esperienza di vari sopravvissuti a recenti disastri (crollo delle Twin Towers, uragano Katrina a New Orleans, attacco all’ambasciata dominicana a Bogotà, reduci delle forze speciali USA affetti da sindrome di stress post-traumatico, incendio al Beverly Hills Supper Club, affondamento del traghetto MV Estonia nel Mar Baltico e molto altro).
Attraverso questo approccio molto coinvolgente, l’autrice illustra l’intera sequenza degli stati mentali che attraversa una persona coinvolta in un disastro:
1) La fase iniziale di rifiuto
2) La deliberazione all’azione passando dalla paura (o l’esatto opposto, il panico)
3) L’azione finale risolutiva che permette di salvare la vita
Il saggio, scritto con un linguaggio divulgativo, risulta molto fruibile anche da chi si occupa professionalmente di gestione delle emergenze, perché fornisce un’angolazione, nella lettura dei fenomeni, in “prima persona” attraverso i racconti dei sopravvissuti. Ma soprattutto, l’elemento interessante è dato dal fatto che alla narrazione dell’evento segua sempre un approfondimento scientifico con interviste a esperti di analisi e gestione del rischio, medici e psicologi.
Non sempre, infatti, l’elaborazione della strategia di gestione dell’emergenza, a fronte di un dato scenario incidentale, comprende un’inferenza di dettaglio sulla psicologia delle persone presenti. Tali aspetti vengono invece sempre valutati posteriormente, soprattutto in occasione dei fallimenti, parziali o totali, del piano stesso.
(…) Sebbene nessuno lo sapesse, i passeggeri dell’Estonia avevano solo dieci minuti prima che il fianco di dritta dell’imbarcazione venisse sommerso (…) Harstedt cominciò ad elaborare una strategia (…) Ho cominciato a dire: “Ok, c’è l’opzione uno e la due. Decidi. Agisci”. (…) Mentre attraversava la fase di deliberazione, notò qualcosa di strano negli altri passeggeri: non stavano facendo quello che faceva lui. “Sembrava che alcuni non avessero capito quello che accadeva. Se ne stavano seduti là, totalmente apatici”. E non erano una o due persone, ma interi gruppi. Erano coscienti, ma non reagivano. (…)
(…) Il rumore è un’altra cosa che la maggior parte delle persone non si aspetta in un incendio (…)
(…) Si disse che si trattò di un miracolo, ma fu anche grazie a un buon addestramento. Sul volo Air France, l’equipaggio impartì ordini chiari e ad alta voce fin dal momento dell’incidente (…)
W-mente consigliato.
Amanda Ripley, Vivi per miracolo, Sperling & Kupfer Ed., 2009



Scritto il 12-10-2009 alle ore 11:28
Grazie per la bella raccomandazione, provvedo.
Se posso permettermi, vorrei dire una cosa sulle emergenze in azienda: avete presente l’obbligo di prova di evacuazione annuale? Beh nel 99% delle aziende viene solo firmato il foglio che giustifica l’avvenuta prova senza fare la prova per davvero…
E le persone non sanno né come comportarsi né cosa fare veramente (Chi è che legge il Piano di emergenza? Solo i consulenti e forse i membri delle squadre…) nel caso di emergenza.
E anche le squadre designate non sono in grado di agire secondo le regole precise perché nessuno gli fa l’addestramento sul campo (solo eventuale lettura del Piano di emergenza…) sul cosa fare.
Secondo me ci sarebbe un pò da fare su questi temi, cosa ne pensi?
Scritto il 13-10-2009 alle ore 17:05
Sulla corretta modalità di pianificazione delle emergenze si potrebbe scrivere un libro. Sugli errori di pianificazione delle emergenze se ne potrebbero scrivere 10…
Scritto il 18-10-2009 alle ore 08:26
[...] Il comportamento umano durante un’emergenza di Marzio Marigo, che raccomanda un libro molto interessante per la gestione psicologica delle situazioni di emergenza [...]
Scritto il 22-10-2009 alle ore 16:11
Per dragan: sono stato ieri in una scuola dell’infanzia e in una primaria…
abbiamo simulato un’emergenza incendio ed attuato i comportamenti corretti in caso di terremoto…
pensa a quanto mi tremavano le gambe dicendo a bimbi di mettersi sotto il banco…ovviamente devi dirgli: mi raccomando bimbi,se sentite tremare il pavimento fate questo GIOCO..un due tre..tutti sotto il banchetto….
ma c’è quello piccolissimo che ripete con te: tutti sotto al banchetto, tutti sotto al banchetto..nel frattempo pero’ resta li
e tu preghi il padreterno che vada sotto quel c…o di banchetto e ti vengono le lacrime agli occhi pensando magari ai banbini di san giuliano di puglia.
Ovviamente non puoi piangere perche’ per loro tu sei il TERREMOTATORE (giuro che mi hanno chiaato cosi’…
questo è il nostro dovere… fare le cose per proteggere i deboli e non i burocrati.
Grazie a marzio per lo spunto..cerco il libro così durante la formazione antincendio i discenti non possono ridere se gli dico che anche le persone apparentemente piu’ fredde possono avere reazioni stranissime…
Ancora grazie
Scritto il 22-10-2009 alle ore 16:16
Grazie Mauro per questa testimonianza, molto bella!
Scritto il 23-10-2009 alle ore 10:26
E già. Il problema dei bimbi. E della percezione del rischio dei bimbi.
Un problema di non semplice soluzione.
Grazie per l’intelligente contributo.
Scritto il 17-11-2009 alle ore 16:05
Grazie Marzio!!!
ho comprato il libro e lo sto divorando.
Ovviamente è materiale che vale oro anche per i corsi di addetto antincendio.
Davvero interessante